Galeotto fu il periodo della pandemia. Un frangente durante il quale tanti di noi si sono trovati improvvisamente con molto tempo a disposizione. Un risveglio della creatività e la scoperta di passioni che la vita frenetica di oggi spesso lascia celate.
Così è stato anche per Giuseppantonio Galanto.
Nato e cresciuto a Monopoli, percorre in lungo e largo la nostra penisola grazie al suo lavoro come consulente aziendale. Dal 1972 al 2020 molte sono le aziende che richiedono le sue competenze e molti sono i volti e le situazioni che cambiano il suo modo di vedere il mondo e le persone.
Così, durante la quarantena, decide di iniziare a trascrivere le sue esperienze. Un esigenza temporanea, nata quasi per gioco, prende forma nelle pagine di In giro per l’Italia. Episodi di vita vissuta ambientati tra il 1976 e il 2015, narrati in prima persona, che ci fanno addentrare in quelle che sono le miserie, i vizi e le virtù di imprenditori, poliziotti e gente comune. Un ritratto ricco e colorato dell’Italia di quegli anni, i suoi cambiamenti e le sue immutabilità. Racconti amari ma, al contempo, tinteggiati d’ironia. Un vero è proprio viaggio che il lettore compie stando seduto in auto, accanto all’autore. Uno scorcio del Bel Paese e suoi abitanti che hanno come scenario le nostre meraviglie paesaggistiche.
Un libro che piace e che fa ottenere al nostro autore un riguardevole riscontro, tanto da portarlo a realizzare un progetto ancora più ardito: scrivere un romanzo.
Infatti, oltre a In giro per l’Italia, possiamo gustarci anche un’altra opera di Giuseppantonio Galanto: A muso duro.
La storia di Andrea è ambientata negli anni Settanta in un periodo cruciale di conflitti sociali e sindacali. Un periodo dove i lavoratori scendevano in piazza e protestavano per avere maggior dignità e diritti e che ha segnato fortemente le relazioni industriali e la nostra politica.
Ma la lotta di Andrea non è solo sindacale, è anche una lotta con la vita. Un ragazzo fragile e solo, cresciuto in una famiglia rigida e con un padre autoritario. Un’ autorità soffocante ed opprimente che lo ha portato a crescere con dubbi, insicurezze e paure; in una realtà dove nessuno regalava nulla e dove dietro ogni conquista si celava una battaglia.
Un’evoluzione emotiva e caratteriale incastonata in un importante contesto socioculturale che non narra solo di lotte ma anche di musica e di sogni.
Bentrovato Giuseppantonio, grazie per averci dato la possibilità di conoscere meglio te e le tue opere.
.Sappiamo che hai iniziato a scrivere per ingannare il tempo nel periodo della pandemia. Prima di allora non avevi mai, nemmeno lontanamente, accarezzato il desiderio di scrivere un libro?
No. Non mi era mai balenata l’idea di scrivere un libro. Dicevo spesso però che, viste le esperienze e le conoscenze accumulate durante la mia attività professionale, avrei potuto scriverlo. Cosa che poi si è avverata!
.Partiamo dalla tua prima pubblicazione: In giro per l’Italia. L’intento cardine di questo libro è stato meramente narrativo o mirava a generare spunti di riflessione sulla realtà aziendale e, in generale, sulla società?
Io credo che i libri ci aiutino ad andare in posti sconosciuti e per questo motivo il desiderio era quello di narrare i luoghi scoperti insieme alle mie tante esperienze. “In giro per l’Italia” racconta le difficoltà e i sacrifici incontrati nella vita lavorativa, le peripezie, i compromessi ma anche le soddisfazioni che il lavoro mi ha dato: l’opportunità di vivere le bellezze paesaggistiche che ho avuto la fortuna di apprezzare e che nel tempo ho condiviso con la mia famiglia e gli amici. Ho raccontato di usanze e persone con le loro diverse storie, luoghi, momenti e mutamenti dell’Italia, descrivendone miserie, vizi e virtù di imprenditori, poliziotti, gente comune, personalità varie. Ho raccolto spesso con grande imbarazzo, confidenze di imprenditori, dipendenti, figli, mogli e mariti scontenti delle loro situazioni lavorative e familiari. Ho cercato di descrivere con lucidità e un pizzico d’ironia le difficoltà del lavoro in proprio che ho svolto, i personaggi che ho incontrato, spesso grandi canaglie che pensano soltanto al proprio interesse e la difficoltà a muoversi in quel mondo cercando di restare integri.
Però come si fa a non riflettere davanti a realtà umane e aziendali? Queste realtà, belle o brutte che siano, fanno parte della società e quindi generavano e generano dibattiti.
.Secondo il tuo punto di vista, attraversando l’Italia in un lasso di tempo di circa trentanove anni, quali aspetti socioculturali e aziendali hanno subito cambiamenti e quali, invece, sono rimasti immutati?
L’Italia, dal 1976 al 2015, ha attraversato una fase di modernizzazione e apertura, passando da una società più tradizionale a un paese più cosmopolita, digitalizzato e dinamico. Tuttavia, alcuni elementi identitari, come le tradizioni culturali e alcune caratteristiche delle imprese, si sono mantenuti, creando un rapporto di continuità che convive con l’evoluzione. La presenza di piccole e medie imprese è rimasta una caratteristica distintiva del tessuto economico italiano. In epoche passate molti affari si concludevano da galantuomini con una stretta di mano e naturalmente esistevano anche i furbi. Oggi spesso non hanno valore neanche gli assegni e i contratti. Alcuni imprenditori sono cambiati facendo crescere le proprie imprese adeguandosi ai tempi, altri preferiscono fare i furbi. Per fortuna quest’ultimi sono sempre meno.
Il ruolo delle donne è mutato lentamente, specie nel sud, ma significativamente, con una maggiore partecipazione al mondo del lavoro, comportando trasformazioni nei modelli di famiglia. Oggi difficilmente un ragazzo o una ragazza hanno voglia di inventarsi un lavoro come ho fatto io. Questo è un cambiamento importante perché non si vogliono più fare sacrifici essendo mutati i bisogni. Nei miei anni lavorativi ho verificato sulla pelle che spesso gli uomini sono solo numeri e con essi si gioca. Ho avuto però anche il piacere e la fortuna di incontrare grandi personaggi quali il presidente Pertini, il prof. De Masi, il prof. Victor Uckmar, Piero Guidi, Don Oreste Benzi, Diego Della Valle.
.Senza spoilerare, accendi la nostra curiosità parlandoci di un personaggio o un aneddoto di In giro per l’Italia che ritieni particolarmente divertente o esplicativo.
Un imprenditore pugliese cui più volte mi ero recato, si rifiutava d’incontrarmi. Lo beccai mentre rientrava in azienda e fu quindi costretto a ricevermi.
Da megalomane qual era troncò subito ogni discorso perché riteneva di “essere arrivato” e di non aver bisogno di nessuno, in quanto si era fatto da solo.
Si auto celebrò: «Ho cominciato molto presto a lavorare; poi, stanco di fare lo schiavo, all’età di vent’anni mi comprai una valigetta di pelle marrone, indossai un paio di mutande di latta e andai alla conquista dei mercati. Uno scafato come me – ripeteva all’infinito – non avrà mai paura di niente e di nessuno, essendo in grado di risolvere sempre tutti i problemi che incontrerà nella vita.»
Mi lasciò – gli si leggeva in faccia la soddisfazione per aver fatto la lezioncina – con una stretta di mano, accompagnata dalla frase: «Sentirai parlare di me!».
L’anno dopo, era il 1989, fallì!
.Come abbiamo anticipato A muso duro è sostanzialmente la lotta di Andrea con le istituzioni e con la vita. Se ti fermassi a riflettere, utilizzando anche un pizzico di fantasia, quanto sarebbe diversa la storia di Andrea se fosse ambientata nei giorni nostri e perché?
Oggi sarebbe molto diversa. I problemi di Andrea nell’interno della famiglia ci sarebbero stati lo stesso come anche la lotta contro le sue paure, le sue insicurezze. I problemi nei rapporti con i coetanei e nella scuola sarebbero diventati “bullismo”. Cosa peggiorativa sarebbe stata la mancanza di lotte politiche e sociali. Oggi si protesta (si fa per dire) inutilmente sui social e poco, molto poco, nelle piazze. Oggi manca la voglia di sacrificarsi. Non si capisce che la vita è sacrificio e che comporta anche sconfitte, ma le sconfitte ti fanno capire com’è la vita e te la fanno vivere meglio! Andrea nel suo percorso ha avuto nella musica la sua salvezza. Oggi, mi spiace dirlo, ma la musica è altro.
.Secondo il tuo parere l’individualismo, che caratterizza la società contemporanea viene incentivata dalle istituzioni e, in caso di risposta affermativa, quale vantaggio ne traggono?
L’eccesso di individualismo ha portato anche a isolamenti sociali, disuguaglianze e perdita di senso comunitario, aspetti che le istituzioni poco cercano di mitigare attraverso politiche di coesione sociale e welfare. Anzi l’individualismo spesso viene incentivato da molte istituzioni, che ne traggono vantaggi sia in termini di funzionalità sociale, sia di sviluppo economico e culturale. Questo vale anche in senso negativo. Oggi manca il senso di comunità!
.Se mettessi a confronto le due opere che hai pubblicato noteresti una differenza o evoluzione nella forma narrativa?
Non credo ci siano grosse differenze. Penso di aver mantenuto una scrittura molto semplice e scorrevole che permette una lettura tutta di un fiato.
.L’esperienza di pubblicazione della tua prima opera quali difficoltà ti ha risparmiato per la pubblicazione della seconda?
La prima pubblicazione mi ha permesso di conoscere i passaggi necessari – dalla revisione, alla scelta dell’editore, alla cura del testo – evitando errori e risparmiando tempo.
. Qual è stato il processo creativo che ti ha accompagnato nella scelta dei titoli dei tuoi libri?
La scelta del titolo “In giro per l’Italia” nasce dal desiderio di qualcosa di immediato, diretto e che evochi l’idea di esplorare, scoprire e vivere l’Italia in modo autentico e coinvolgente. Ho considerato quindi l’importanza di questo titolo affinché potesse rispecchiare fedelmente il contenuto e lo spirito del mio lavoro, risultando allo stesso tempo facilmente riconoscibile e attraente, con l’obiettivo di stimolare la curiosità e l’interesse del pubblico nel leggere il mio racconto.
Il processo creativo che ha portato alla scelta del titolo “A muso duro” è stato molto approfondito e significativo. Ho voluto individuare un’espressione capace di riassumere in modo immediato il senso di sfida, di determinazione, di fermezza di chi non si arrende facilmente con cui Andrea affronta le difficoltà della vita.
Il titolo è anche un omaggio alla canzone di Pierangelo Bertoli, artista che ho molto amato e che, con il suo spirito combattivo e autentico, mi ha ispirato in molte occasioni. La canzone, con il suo spirito di combattimento e autenticità, incarna perfettamente l’atteggiamento di ribellione e determinazione che desideravo trasmettere. La scelta del titolo è stata quindi dettata dal desiderio di comunicare con poche parole il messaggio di “A muso duro”, in modo semplice, diretto, carico di significato e capace di catturare subito l’attenzione del lettore.
Grazie della tua gentilezza e della tua disponibilità. Ti auguriamo di continuare a percorrere le strade della vita a muso duro.
‘’ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro…’’
A MUSO DURO Pierangelo Bertoli
Angela Celeste Pezzuto.
