“Dimitris Bakopanos trasforma il marmo in memoria e la pittura in viaggio, riportando l’arte classica alla luce con stratificazioni di colore e sentimento.”
Nel panorama dell’arte contemporanea, Dimitris Bakopanos si distingue per la sua capacità di coniugare la bellezza senza tempo delle statue greche con le tecniche pittoriche moderne. Le sue opere, realizzate attraverso oltre *40 strati di pennellate*, danno nuova vita alle divinità dell’Olimpo, trasformando il passato in una forma d’espressione attuale e potente.
Fin da ragazzo, Bakopanos è stato affascinato dall’arte e dalla cultura della Grecia antica. La sua produzione artistica si concentra su frammenti di volti, corpi e architetture*, che emergono da sfondi indefiniti, comunicando dolcezza ed energia, nostalgia e rigore*. Trasferitosi in Italia a 19 anni per studiare, non ha mai smesso di coltivare il legame con le sue origini, arricchendo le sue tele con *tessuti appartenuti alla sua famiglia, aggiungendo così una dimensione emotiva e personale ai suoi quadri.
Oltre all’aspetto artistico, Bakopanos porta avanti una battaglia culturale e politica: è infatti attivo nel Movimento per il Ritorno delle Statue Greche in Grecia, attraverso il quale rappresenta nelle sue opere le sculture greche disperse nei musei del mondo, immaginandole nuovamente nel loro contesto originario.
Le sue opere sono state esposte in prestigiosi spazi mprivati e pubblici, da Cortina a Milano, Bologna e Lugano affermandosi come un artista che invita a riflettere sulla memoria collettiva e sul recupero della nostra matrice culturale. Nei suoi dipinti, il tempo corrompe i manufatti, ma non può intaccare i valori e i sentimenti che li hanno generati.
A questo punto diamo voce all’artista con 10 domande:
1. Cosa ti ha spinto a concentrarti sulle statue greche nella tua arte?
Come ho detto nel intervista io disegnavo, ma mi piaceva il disegno architettonico e volevo studiare architettura. Le cose, però, sono andate diversamente. Vedere le statue del arte classica greca nei musei greci mi aveva molto affascinato. Soprattutto per la capacità dei vari scultori di dare espressività a queste statue, nonostante di marmo.
Dopo il mio arrivo in Italia, visitai i grandi musei italiani e rimasi colpito dalla quantità di arte greca, sia copie che originali. Più tardi la visita dei più famosi musei europei fece scattare in me la voglia di rappresentare e portare queste statue, sopratutto i volti, su tele di canapa.
2. Qual è il processo creativo dietro l’utilizzo di oltre 40 strati di colore nelle tue opere?
Il processo creativo parte dalle foto scattate da me. Poi alcune vengono scelte per essere riportate su tela in scala di grigi, usando più strati di colori.
Sono solito utilizzare colori acrilici perché hanno il vantaggio di rendere il risultato immediato, ma di contro si seccano subito e non è possibile fare correzioni. Ecco perché i tanti strati. Poi uso il colore bianco titanio che una volta colpito dalla luce riflette la luce e da la tridimensionalità. Comunque la mia passione è l’utilizzo del bianco e nero.
3. Perché hai scelto di incorporare tessuti di famiglia nelle tele?
La scelta di utilizzare i vecchi tessuti di famiglia e una scelta affettiva. Volevo dare una seconda vita a questi materiali vissuti e utilizzati per altri scopi dai miei familiari. È come mantenere vivo il ricordo di una vita passata. Questi tessuti vengono preparati con gesso acrilico e polvere di marmo in modo da poterli dipingere.
4. Come vivi il legame tra “arte e politica” nel Movimento per il Ritorno delle Statue Greche e soprattutto cosa è il Movimento?
Arte e politica… per me è un legame sia positivo che negativo. Io l’ho vissuto così. Quando ho visitato i musei europei, mi sono posto la domanda: come mai tutte questo opere greche si trovano in questi musei, lontano dai luoghi dove sono state creati? Dipingere queste statue mi da la possibilità di parlare di ogni mio quadro e discutere di questo problema che è nel cuore del popolo greco. La parola che uso in questo caso è “predazione”.
La Grecia letteralmente è stata depredata della sua arte.
Ho avuto anche la fortuna di conoscere lo scultore che crea i frammenti mancanti dalle colonne del Partenone, così ho aderito a questo suo movimento che, in Grecia e in Europa, è stato creato, non dalle istituzioni, che seguono un altra via, ma da cittadini greci residenti al estero.
Comunque l arte è stata sempre depredata, da colonialisti, conquistatori, nazisti e predatori di ogni tipo. Perché possedere l’arte da potere.
Napoleone a derubato più di mille opere dal Italia.
5. Qual è la tua interpretazione della “nostalgia” nelle tue opere e quale opera la rappresenta di più?
Nostalgia: parola greca inventata, composta da nostos (ritorno) e algos (dolore). Per me rappresenta il desiderio di tornare alle proprie radici e nei luoghi dove sei cresciuto, accompagnato da questo dolore continuo finché non si avvera.
Comunque le mie opere esprimono questa nostalgia per quel mondo idealizzato che non c’è più e che continua esserci nei musei più importanti del mondo, provocando in me un’intensa nostalgia del ritorno nei luoghi dove sono state create.

Questa è un’opera che mi rappresenta, creata da me e per me.
Il titolo di quest’opera è ” Pepromenon”. (destino)
Pur vivendo in Italia da tantissimi anni, dove ho creato delle radici, il mio sguardo è sempre rivolto quotidianamente verso la Grecia, che nel dipinto è rappresentata dal tempio con il cipresso in mezzo al mare. È un quadro metafisico e simbolico.
6. Il tuo stile mescola il classico e il contemporaneo: come bilanci questi due aspetti?
L’idea di portare su tele vissute, strappate, nate e usate per alti scopi, l’espressività, la bellezza e l’armonia dei visi e dei profili dei corpi di queste statue, è il mio modo di collegare e bilanciare il mondo antico con i materiali contemporanei.
7. Quale opera ti rappresenta di più e perché?
Faccio fatica a sceglie una opera e dire che mi rappresenta perché tutte le mie opere sono stare pensate e scelte prima di portarle sulla tela. Però ci sono opere a cui sono più più affezionato perché sono legate allo stato d’animo del momento in cui le ho create.
Comunque, se proprio devo sceglierne una, quella a cui in qualche mondo sono più legato, che non posseggo perché è stata acquistata, e la figura mitologica di Eas (nome greco di Eace). Sia per il risultato, sia per il personaggio e quello che rappresenta.

8. Quale impatto pensi che la tua arte abbia sul pubblico internazionale?
Per esperienza, osservando le persone che vengono alle mie mostre, penso che queste opere abbiano un impatto visivo molto importante. Sicuramente per le loro dimensioni che spesso superano i due metri, ma sopratutto per quello che rappresentano. Perché nelle mie mostre vengono maggiormente persone che conoscono il mondo greco.
9. Cosa significa per te il concetto di “tempo e memoria” nell’arte?
Per me l’arte scandisce il tempo sin dalle antichità. Noi conosciamo i vari periodi dell’umanità anche attraverso l’arte.
Per l’arte greca c’è stato il periodo arcaico, il periodo classico, il periodo ellenistico, quello bizantino e poi buio totale per i quattro secoli del periodo ottomano. Mentre in Italia e in Europa tutto andava avanti e l’arte evolveva scandendo il tempo fino ad oggi.
Quindi noi sappiamo anche chi siamo attraverso la nostra memoria artistica.
10. Qual è il prossimo progetto su cui stai lavorando e sei mai stato in Sicilia?
Da un anno a questa parte mi sono fermato con le mostre, ma ho continuato a creare per un progetto futuro. Se tutto andrà in porto ci sarà una grande mostra, dove saranno esposti quaranta quadri di grande di dimensioni, ai Magazzini del sale, posto molto bello del comune di Cervia provincia di Ravenna.
Poi le mie opere saranno esposte in autunno al MAS di Bologna in data da stabilire.
Purtroppo in Sicilia non sono mai andato, anche se sono stato invitato a esporre sia a Palermo che a Siracusa. Spero di riuscirci in un prossimo futuro, visto il profondo legame storico tra Grecia e Sicilia.
Un caro saluto e sempre grazie per il vostro interesse per la mia arte.
A presto Dimitris.
