INTERVISTA A ANNA VALENTE a cura di Milena Bonvissuto

Nel suo romanzo “AGÁPĒ- volevo le scarpe con i lacci -“, Anna Valente ci conduce in un universo, sospeso tra il visibile e l’invisibile, dove l’amore assume forme misteriose e il dolore si intreccia con il dono. Giuliana, la protagonista, è una figura luminosa e inquieta, capace di percepire ciò che sfugge agli occhi comuni. In questa intervista, esploriamo con l’autrice le radici profonde del suo racconto, i simboli che lo attraversano e le emozioni che lo animano.

Conosciamo l’autrice in 10 domande:

1. Il titolo Agápē evoca un amore spirituale e misterioso: cosa ti ha spinto a sceglierlo per questa storia?

Dovete saper di me che mi innamoro delle parole, nel senso che ci sono alcune parole che mi fanno battere il cuore ed agape è una di queste.

Il titolo del mio libro sarebbe dovuto essere: Volevo le scarpe con i lacci… ma poi Valentina mi disse : «Allora Anna il tuo prossimo libro lo intitolerei Agápē?» E li l’amore per il mistero e la spiritualità che c’era dietro al titolo venne di notte a dirmi. «Racconta questo tuo amore. La rinuncia e il dolore della scelta delle tue scarpe. Racconta di noi.» E poi leggendo capirete.

2. Giuliana è una protagonista intensa, fragile e potente. Come è nata la sua voce dentro di te?

Forse la sua voce c’è sempre stata, perché come dico sempre dentro di noi ci sono tanti mondi che vogliono essere raccontati. Giuliana è la fragilità che non si spezza, che si rafforza ad ogni colpo della vita. Si rialza, butta indietro i capelli, asciuga una lacrima e continua il suo cammino. Mi ha detto una volta: «Non rinunciare alle tue scarpe Anna se sono quello che vuoi». Le dissi ma ci inciampo sempre. «Allora abbassati ad allacciarle e sai chinandoti, potresti anche scoprire un fiore sulla strada» .

3. Il rapporto tra Giuliana e sua madre è pieno di tensioni e silenzi. Quanto è stato difficile scriverlo senza giudicare?

Non molto difficile, non è nel mio essere, giudicare. L’ho capita sua madre, non accettata ma compresa, l’ho raccontata perché volevo che gli altri sapessero che l’amore a volte per proteggerci fa più male di chi ci odia.

4. “Volevo le scarpe con i lacci” è una frase che ritorna come un segnale. Puoi svelarci il suo significato nascosto o ciò che si può dire?

Le scarpe con i lacci,sono lo scudo che protegge dal pericolo, una sorta di supereroe che Giuliana porta con se senza saperlo. A volte accade che un contrattempo ci faccia far tardi ad un appuntamento ma quel gesto forse ci salva la vita, ma le scarpe con i lacci sono anche l’ostinazione a restare ciò che siamo in un mondo che ci vuole omologati al “normale”, dove tutto è più semplice.

5. Il romanzo si muove tra reale e invisibile. Credi che esista davvero un “mondo altro” che ci protegge o ci avverte?

Certo che esiste, ci sono specchi che ce lo mostrano, che ci protegge? Si, se è nel suo compito farlo si, a volte purtroppo resta inerme a guardare senza poter far nulla. Non so se avete visto “City of Angels”?.

6. Hai scelto il “magic realism”per raccontare questa storia. Cosa ti affascina di questo stile narrativo?

La magia che si nasconde nelle cose reali, vi spiego. Le scarpe sono una realtà, ma i lacci? Cosa hanno di magico i lacci che se li leghi formano fiocchi e a volte il simbolo dell’infinito? …

7. Risveglio e Dormimondo che hanno in comune con Agápē?

Anna Valente è il fattore comune. I mondi nascosti dentro queste pagine sono il fattore comune. Il realismo magico, il portare nella realtà piccole magie che diventano quasi reali esse stesse, per chi le vive e per chi le legge.

8. Qual è stata la reazione più sorprendente che hai ricevuto da un lettore?

Che i miei libri non sono come possano immaginare e che loro stessi si sorprendono a non volere arrivare alle pagine finali.

9. Se potessi descrivere Agápē con un solo colore, quale sarebbe e perché?

Il glicine. Perché simboleggia, l’introspezione. La fragilità della sfumatura del viola ma la forza di distaccarsi dal lillà.

10. Cosa vorresti che il lettore sentisse, nel profondo, dopo aver chiuso l’ultima

pagina?

Come dico proprio nelle ultime pagine, Siate, Agápē, siate Philia.

Non siate mai inciampo.

Grazie a tutti per la vostra attenzione.

Controllate i vostri lacci, non si sa mai…

Namastè.

Anna Valente

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